Sottoscrizione della parte economica del CCNL 2025-27
E’ stata firmata questa mattina presso l’Aran la parte economica del CCNL comparto Istruzione e Ricerca, valido per il triennio 2025-27.
“Una trattativa che sicuramente per la prima volta si è conclusa in tempi brevi, quantomeno nella parte economica, quella che abbiamo sottoscritto oggi. Ribadisco tuttavia che questa è una gabbia contrattuale, le risorse vengono stabilite dalle leggi di bilancio e quelle sono, c’è davvero poco da contrattare con i sindacati”. E’ quanto ha dichiarato il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams Vito Carlo Castellana a margine della firma.
Nel suo intervento, poi, Castellana ha sottolineato i punti principali su cui la FGU continuerà a trattare, tra cui il recupero del 2013, dal momento che la giurisprudenza ha stabilito che il riconoscimento debba avvenire in sede contrattuale”.
Un altro obiettivo su cui la Federazione Gilda Unams continuerà a battersi è la volontà di ottenere un’area contrattuale separata e uno specifico livello di contrattazione per la docenza e per il personale ATA, ritenuta indispensabile per promuovere la qualità della scuola pubblica-statale e contrastare l’attacco al concetto di professionalità del personale della scuola, sia esso docente sia esso ATA.
Infine, per quanto riguarda gli scatti di anzianità, il coordinatore nazionale ha sottolineato la necessità di ritornare agli aumenti biennali che furono aboliti dall’introduzione dei gradoni. Questa rimodulazione, infatti, potrebbe consentire anche, in minima parte, di fronteggiare l’inflazione.
Lo diffonde in una nota la Federazione Gilda Unams
comunicati
AI COLLEGI DEI DOCENTI DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE DELL’ISTRUZIONE TECNICA
Le criticità evidenziate dalla FGU nella riforma dei Tecnici e Professionali e la lettera ai Collegi dei Docenti
Alla luce dei quadri orari dei nuovi Istituti Tecnici, pubblicati il 9 marzo con il DM 29/2026, la Gilda Unams segnala gravi criticità che rischiano di compromettere sia il corretto avvio dell’A.S. 2026-27, sia i profili in uscita degli studenti iscritti alle classi prime, sia la gestione delle titolarità dei docenti e dei posti di lavoro.
Innanzitutto, le iscrizioni alle classi prime sono state acquisite senza che fossero stati definiti i quadri orari, fatto che riteniamo gravemente scorretto nei confronti degli studenti e delle famiglie, nonostante tutti i proclami e gli investimenti del governo sul valore dell’orientamento. Ancora ad oggi, dopo il DM pubblicato il 9 marzo, manca la individuazione delle classi di concorso corrispondenti alle discipline e mancano le Linee Guida che definiscano i profili culturali, educativi e professionali. Intanto però i Collegi dei docenti dovrebbero deliberare a quali discipline assegnare le ore a disposizione del curricolo scolastico, ma questa delibera non ha i necessari presupposti e non ha alcun senso se limitata solo alle classi prime, poiché potrebbe essere validamente motivata solo se inserita in una visione necessariamente organica di tutto il percorso.
L’attribuzione di una quota rilevante del curricolo alle decisioni autonome delle scuole è una delle maggiori criticità della riforma, poiché abbiamo segnalato più volte le anomalie nel sistema della autonomia scolastica e le diffuse problematicità e difficoltà di gestione che si devono purtroppo riscontrare. L’autonomia dovrebbe gestire due ore settimanali nel primo biennio, tre nel secondo biennio e addirittura sette nelle classi quinte, che può determinare uno stravolgimento totale dei profili in uscita: non è accettabile che queste decisioni vengano adottate in corso d’opera, senza chiarezza e trasparenza all’atto della iscrizione. Ci chiediamo anche quale potrà essere l’impatto dell’esame di maturità in un panorama dell’istruzione tecnica che sarà frammentario e indecifrabile.
Ma le gravi criticità riguardano anche il curricolo nazionale. Nel biennio del settore tecnologico-ambientale le discipline scientifiche Fisica, Chimica, Biologia e Scienze della terra vengono fuse nell’unica disciplina Scienze Sperimentali! A quale classe di concorso potrà essere affidata? Quale insegnante può avere la competenza e l’esperienza per un insegnamento trasversale che dovrà prescindere dall’epistemologia, dal linguaggio specifico e dal rigore metodologico? È forse questa la strada per rafforzare le discipline STEM, come era previsto anche nel PNRR? Sarà inevitabile un netto abbassamento nei livelli di apprendimento, in contraddizione con le finalità proclamate dalla riforma. Tante altre le criticità, una per tutte la eliminazione della Geografia nel triennio Turismo, oppure l’introduzione già al biennio di discipline specifiche senza i necessari prerequisiti e fondamenti concettuali.
Veniamo agli organici dei docenti. Siamo a fine marzo ed è ancora impossibile formulare gli organici perché manca l’individuazione delle classi di concorso; allo stesso tempo le scuole autonome non potranno però non tenere conto degli eventuali perdenti posto nello scegliere le discipline relative alla quota di flessibilità.
Per tutte queste incertezze e criticità la Gilda Unams ha chiesto al Parlamento di rinviare al prossimo anno l’attuazione della riforma, per rendere possibile una riflessione condivisa ed eventuali correttivi al Decreto Ministeriale.
Lanciamo quindi un appello ai collegi dei docenti ad astenersi dall’adottare qualsiasi delibera sui quadri orari dei nuovi percorsi dei Tecnici, che imputerebbe alla scuola la corresponsabilità di una organizzazione improvvisata, frammentaria, priva di una visione congrua e coerente e addirittura in contrasto con le finalità dell’ordinamento e con la tutela delle titolarità degli insegnanti.
La Federazione Gilda Unams
SCUOLA, CCNL, GILDA: RISORSE ESIGUE MA NECESSARIO SBLOCCARE QUELLE DEL CCNL 2025-27
Sottoscritto all’Aran il CCNL Scuola valido per il triennio 2022-24
Si è chiuso oggi il tavolo delle trattative per il rinnovo del CCNL valido per il triennio 2022-24 del comparto Scuola.
La Federazione Gilda Unams, attraverso il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana, spiega in una nota le motivazioni alla base della firma.
“La FGU oggi ha sottoscritto il contratto, consapevole che le risorse stanziate siano esigue rispetto all’inflazione del triennio e questo riguarda tutto il comparto, ovvero scuola università afam e ricerca.Tuttavia, vogliamo anche sottolineare un traguardo molto importante ottenuto, ovvero che quello che doveva andare di incremento al MOF, poco più di 100 milioni di euro, andrà come storica richiesta della federazione gilda unams direttamente nelle buste paga incrementando la Rpd e la Cia. Richiediamo però fin da subito che si avviino le trattative per il CCNL 2025-27, prevedendo un impegno politico a stanziare nella Legge di Bilancio ulteriori risorse per il comparto.
Inoltre, si constata, che con l’attuale quadro normativo-contrattuale sarà impossibile far recuperare potere d’acquisto a tutto il comparto ed in particolare al personale della scuola. Finché non avverrà lo scorporo della Scuola dalla contrattazione e dai finanziamenti previsti per tutto il pubblico impiego, con l’istituzione di un contratto separato per la docenza e per il personale ATA, sarà impossibile restituire autorevolezza e riconoscibilità sociale a tutto il personale della scuola”.
SCUOLA, CARTA DOCENTE, GILDA: BLOCCO DEL BONUS LEDE DIRITTI, SI TROVI SOLUZIONE ALMENO PER USARE I RESIDUI

La Gilda degli Insegnanti accoglie con favore le novità contenute nel Decreto Legge per quanto riguarda Carta Docente, come l’estensione del bonus anche ai precari con contratto fino al 30 giugno e l’inclusione dei trasporti tra le spese, ma ritiene negativa la decurtazione prevista dei 500 euro.
“Inoltre, riteniamo estremamente lesivo che l’estensione ai precari con contratto fino al 30 giugno, vada a incidere sui tempi di utilizzo della carta”. E’ quanto afferma il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana.
Le nuove tempistiche che si stanno ipotizzando per la definizione dei beneficiari, infatti, prevedono che la possibilità di utilizzare il bonus per gli insegnanti, sarà ritardata alla fine di gennaio.
“Gli aspetti giuridici e tecnici – conclude Castellana – non possono ledere la possibilità di fruire della carta del docente per la formazione o l’acquisto di strumentazione utile alla professione docente. La Gilda degli Insegnanti chiede che l’assegnazione della carta ai docenti venga fatta ad anno solare e non ad anno scolastico, in modo da non dover spendere tutto l’importo entro agosto, e che nel più breve tempo possibile si renda disponibile il portafoglio dello scorso anno”.
Così in una nota la Gilda degli Insegnanti
SCUOLA, FMOF, LA GILDA NON FIRMA IL CCNI: NOSTRE PROPOSTE NON ACCOLTE
Le motivazioni alla base della non firma del CCNI nel commento del coordinatore nazionale

La Gilda degli Insegnanti non ha sottoscritto il Contratto Nazionale Integrativo che individua la ripartizione delle risorse FMOF per l’anno scolastico 2025-26, pari a 847.360.000 di euro, che verranno attribuiti alle istituzioni scolastiche in base al numero del personale previsto dall’organico.
“Noi chiediamo che ci sia a monte una ripartizione delle risorse, per evitare nelle scuole la grave conflittualità tra docenti e personale ATA e tra vari ordini di scuola”. E’ il commento del coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana.
La proposta della Gilda, che il tavolo di contrattazione non ha accettato, era quella di specificare nel Contratto Nazionale Integrativo un criterio di ripartizione sulla base della reale consistenza numerica di personale docente e personale ATA.
“Chiediamo inoltre – chiosa Castellana – che vengano stanziate risorse specifiche per i collaboratori del Dirigente che non gravino però sul Fondo di Istituto”.
Lo scrive in una nota la Gilda degli Insegnanti
SCUOLA, CARO LIBRI, GILDA: STABILIRE TETTO, COSI’ SI LIMITA DIRITTO ALLO STUDIO
Come ogni anno fa notizia la questione relativa al costo dei libri di testo, che rende molto difficile per le scuole, restare nei limiti di spesa.
“La verità – afferma Vito Carlo Castellana coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – è che andrebbe stabilito un tetto, a livello legislativo, sui costi dei libri di testo, non imposto alle scuole ma alle case editrici, che spesso hanno un rincaro non giustificabile perché nel 99% dei casi, il testo rimane lo stesso del libro precedente o comunque cambia molto poco”.
L’Associazione italiana editori ha comunicato che nel 2025 i prezzi dei libri di testo saliranno in media dell’1,7% per la scuola secondaria di primo grado e dell’1,8% per quella di secondo grado.
“Se gli stipendi degli insegnanti aumentassero con lo stesso ritmo con cui aumentano i prezzi dei libri di testo, saremmo tra i più pagati d’Europa. Questo significa – continua Castellana – pesare enormemente sulle famiglie, soprattutto sul ceto medio”.
Inoltre, in alcune Regioni hanno messo a disposizione dei bonus per le famiglie meno abbienti, ma sul ceto medio supera i tetti di spesa e grava moltissimo.
“Si dovrebbe pensare – ha concluso il coordinatore nazionale – di rendere i libri di testo gratuiti oppure renderli sotto forma di dispense, per non limitare il sacrosanto diritto allo studio di tutti gli studenti sancito dalla Costituzione”.
Così in una nota la Gilda degli Insegnanti
SCUOLA, RECUPERO 2013, GILDA: OCCORRE AZIONE POLITICA E DESTINAZIONE AMPIA RISORSE NEI CEDOLINI
La posizione della Gilda dopo l’udienza della Cassazione
Mercoledì 2 aprile, presso la sezione lavoro della Corte di Cassazione, si è svolta l’udienza sul ricorso presentato dal MIM contro la decisione della Corte d’Appello di Firenze riguardo al riconoscimento dell’anno 2013 ai fini della progressione di carriera.
Una questione su cui la Gilda degli Insegnanti ha da sempre manifestato impegno affinché venga restituito l’anno 2013, escluso dai conteggi utili alla progressione stipendiale e giuridica del personale scolastico, a causa delle misure di contenimento della spesa pubblica introdotte dal Decreto Legge n. 78/2010.
“Riteniamo che sia opportuno per l’amministrazione prevenire eventuali contenziosi, anche per evitare aggravi sulle risorse dello Stato e ribadiamo la necessità di un’azione politica, oltre ad una destinazione più ampia delle risorse contrattuali nei cedolini del personale insegnante”. E’ quanto afferma il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana.
Così in una nota la Gilda degli Insegnanti
SCUOLA, DOCENTE SOSTEGNO, GILDA: CON PETIZIONE SUPERATE 5MILA FIRME IN POCHI GIORNI
La petizione lanciata dalla Gilda per abolire il provvedimento
Il provvedimento che consente alle famiglie di confermare il docente di sostegno ci riporta indietro ai tempi della Renziana legge 107, che prevedeva la chiamata diretta e alla quale la Gilda degli Insegnanti si oppose fortemente.
Per questo motivo pochi giorni fa è stata lanciata una petizione che in poco tempo ha raggiunto oltre 5mila firme. “Un risultato che conferma probabilmente un pensiero condiviso, ovvero quello per cui la Scuola non deve somigliare ad un supermarket in cui la clientela sceglie ed elimina i servizi a proprio piacimento”. E’ quanto afferma il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Vito Carlo Castellana.
“I docenti sono d’accordo con noi – continua Castellana – nell’abolire un provvedimento che in realtà non estingue il problema della continuità didattica, anzi, aumenterà la burocrazia e potrebbe anche alimentare il clientelismo, oltre a creare un danno economico per via dei numerosi contenziosi che causerebbe”.
Con la petizione, che è ancora attiva, la Gilda chiede che il provvedimento venga ritirato.
“Sappiamo che c’è un problema di continuità sui posti di sostegno, causato però solo dal fatto che molte cattedre sono in deroga, basterebbe trasformare questi posti in organico di diritto e assumere gli stessi. Per garantire un’istruzione di qualità a tutti – conclude Castellana – dobbiamo fare in modo che la Scuola torni a rappresentare un centro di eccellenza, in cui i docenti di sostegno lavorano a tempo indeterminato e con continuità, così da fare davvero la differenza nella vita degli studenti”.
SCUOLA, INDICAZIONI NAZIONALI, GILDA: QUESTIONARIO IN PRATICA UN SILENZIO ASSENSO
Il modulo da inviare compilato entro il 10 aprile
Così come è posto, il questionario sulle nuove Indicazioni Nazionali che gli insegnanti devono compilare entro il 10 aprile, sembra somigliare ad un silenzio assenso. In qualsiasi modulistica, quando si ha la possibilità di dare un parere che sia positivo o negativo, il campo “Nessuna risposta” viene dopo il “sono favorevole” e il “sono contrario”.
Nel modulo in questione, inviato dal Ministero dell’Istruzione, tutto è possibile fuorché essere in disaccordo con le nuove indicazioni nazionali che, al contrario, ancor prima di essere rese pubbliche, hanno ricevuto le critiche dalla maggior parte del mondo della Scuola.
Un modus operandi che fa venire meno l’obiettivo principale e comune, ovvero quello di avviare un dibattito e una riflessione più accurata. Con le risposte proposte ai docenti nei vari quesiti, infatti, sembra ci sia piuttosto la volontà di ‘manipolare’ il questionario per evitare invece un dialogo costruttivo, volto al miglioramento di alcuni aspetti.
Tutto ciò che gioverebbe ora alla scuola, è proprio il confronto con chi quelle indicazioni poi dovrà metterle in campo nelle classi, con gli studenti. Dispiace constatare, invece, che anche stavolta gli insegnanti siano trattati come pedine e non visti, piuttosto, come protagonisti di percorsi formativi che incidono poi sul futuro delle nuove generazioni e dei nostri figli.
Così in una nota il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Vito Carlo Castellana

