Reclutamento, Di Meglio: stop precariato e concorsi più snelli

Le principali richieste della FGU nell’incontro con il capo di Gabinetto del Ministro

Eliminare il precariato storico e ristrutturare l’impianto dei concorsi. Sono queste le principali richieste avanzate dalla Federazione Gilda Unams in occasione dell’incontro che si è svolto ieri con il capo di Gabinetto del ministro dell’Istruzione e del Merito. 

“Obiettivo prioritario è stabilizzare il maggior numero possibile di docenti precari, e per centrarlo – spiega Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della FGU – proponiamo di mantenere in vigore il doppio canale di reclutamento con assunzioni da Gps di prima fascia non soltanto per le cattedre di sostegno, ma anche per i posti comuni”. 

Sul fronte dei concorsi, poi, Di Meglio evidenzia la necessità di rivederne l’organizzazione, in modo che le sessioni si svolgano con cadenza regolare e si concludano in tempi congrui. “Condizione imprescindibile per rendere più fluide le procedure concorsuali – sostiene il coordinatore nazionale – è esonerare dall’insegnamento i docenti che fanno parte delle commissioni e retribuirli in maniera adeguata”.

A proposito di concorsi, Di Meglio sottolinea l’urgenza di mandare in porto quello per il conseguimento della sola abilitazione, previsto dal decreto legge 497/2020  “ma per il quale la procedura non è stata mai attivata, nonostante i docenti abbiano già pagato la relativa tassa di partecipazione”. 

Prof tutor, servono risorse consistenti

Il coordinatore nazionale della Gilda commenta la proposta del ministro Valditara

“Sicuramente l’idea del ministro è originale, ovviamente la discussione va portata nella sede del prossimo contratto, successivo a quello attualmente in chiusura. Occorrono innanzitutto notevoli stanziamenti, anche perché in questo momento i gruppi classe a cui si riferisce il ministro sono oltre 370mila”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, commenta la proposta del ministro Valditara.

“Andrebbero, poi, disegnate con cura le caratteristiche di questa figura che dovrebbe essere, non solo formata, ma di comprovata esperienza e con almeno una ventina di anni di insegnamento effettivo. Allo stato attuale non sembra, a partire dalla cronica scarsità di risorse, una semplice passeggiata”. 

A proposito di tutoraggio, da molti anni la Gilda propone che i docenti più anziani siano esonerati da alcune ore di insegnamento per dedicare la loro esperienza all’affiancamento dei colleghi più giovani, come avviene in altri Paesi europei.

Contratto e Autonomia Differenziata, grande partecipazione all’assemblea online

Oltre 9mila persone collegate. Ospite Mauro Volpi, docente di  Diritto Costituzionale all’Università di Perugia

Grande partecipazione all’assemblea nazionale online indetta dalla Federazione Gilda-Unams che si è svolta il 14 dicembre: oltre 9mila le persone collegate da tutta Italia tra personale docente e Ata per ascoltare gli interventi di Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, e del professor Mauro Volpi, docente di  Diritto Costituzionale all’Università di Perugia e componente del Direttivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. 

All’ordine del giorno, il contratto scuola e l’iniziativa di raccolta firme contro la regionalizzazione del sistema scolastico prevista dal disegno di legge sull’Autonomia Differenziata, campagna promossa dal Coordinamento per la democrazia costituzionale e sostenuta attivamente dalla FGU.

All’assemblea hanno preso parte anche il presidente della FGU, Orazio Ruscica, e i componenti dell’Esecutivo.  

Nel suo intervento, Di Meglio ha ripercorso le tappe che hanno portato alla firma dell’accordo riguardante la parte economica del contratto per un acconto, “pari a circa il 95 per cento delle risorse disponibili, da corrispondere entro la fine dell’anno. Resta da chiudere tutta la parte normativa del contratto sulla quale, in questi mesi, non sono stati fatti molti passi avanti nella trattativa con l’Aran. Una partita complessa, – ha detto Di Meglio – considerata la presenza nello stesso comparto di scuola, università, ricerca e Afam, quattro realtà molto diverse tra di loro per professionalità e normative”.

Il coordinatore nazionale della FGU ha poi illustrato i nodi principali della parte normativa del contratto, sottolineando che il primo testo proposto dall’Aran ai sindacati presentava aspetti peggiorativi. “Un esempio per tutti, le norme disciplinari per gli insegnanti, di cui si prevedeva un assurdo inasprimento e che rappresentano un argomento molto delicato perché il rischio è che venga lesa la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione”. In merito a questo aspetto, Di Meglio ha ribadito che il dirigente scolastico non può essere il titolare del potere sanzionatorio e che la questione deve essere attribuita a ufficio terzo, “perché in nessun procedimento di natura disciplinare è previsto che un’unica persona sia parte in causa, inquirente e giudicante, si tratta di funzioni che devono rimanere separate”. 

“Altre battaglie che combatteremo sul fronte della contrattazione – ha concluso Di Meglio – riguardano l’equiparazione dei diritti tra precari e personale assunto a tempo indeterminato, l’eliminazione dei vincoli alla mobilità e la sburocratizzazione della funzione docente”.

Molto apprezzato l’intervento del professor Volpi, secondo il quale “la scuola avrebbe bisogno di più risorse, di edifici più nuovi e dotati dei necessari  strumenti didattici e tecnologici, occorrerebbero interventi contro la descolarizzazione, un trattamento economico più dignitoso per gli insegnanti, tra i meno pagati dei Paesi civilizzati, e il superamento definitivo del precariato”.

Entrando, poi, nel merito dell’Autonomia Differenziata prevista dall’articolo 116 della Costituzione, il professore Volpi ha spiegato che, in base alle intese tra le Regioni Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e il Governo, siglate con trattative quasi di tipo privatistico all’insaputa delle altre Regioni e dei cittadini italiani, le norme generali sull’istruzione attualmente nella competenza esclusiva dello Stato verrebbero trasferite alla competenza legislativa delle regioni e l’istruzione, che adesso è materia concorrente, diventerebbe interamente regionale. “Significa – ha spiegato il costituzionalista – che le singole Regioni avrebbero potere decisionale sull’organizzazione della scuola, sui programmi scolastici, sulla determinazione degli organi di governo della scuola, sugli indirizzi educativi e culturali, che potrebbero indire concorsi regionali e determinare un trattamento economico regionalizzato. Tutto ciò in piena contraddizione con l’articolo 5 della Costituzione, che sancisce l’unitarietà e l’indivisibilità della Repubblica italiana,  – ha evidenziato Volpi – e anche con articolo 3, perché inevitabilmente aumenterebbero le disuguaglianze territoriali”.

Una situazione che rischia di essere ulteriormente aggravata dall’oggettiva difficoltà di  predeterminare entro 12 mesi i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) che la legge di Bilancio affida a una cabina di regia. “Occorrerebbero tra i 60 e gli 80 miliardi – spiega Volpi – mentre, rispetto alla crescita galoppante dell’inflazione, le risorse per istruzione e sanità risultano tagliate. Se non si riuscirà a definire i Lep entro un anno, il compito passerà a un commissario. Si tratterebbe di un colpo alla democrazia – ha avvertito il costituzionalista – che relegherebbe il Parlamento a una funzione di mera approvazione di un’intesa sottoscritta tra Governo e singola regione”.

Volpi ha, dunque, illustrato la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare con cui viene posta una serie di limiti all’Autonomia Differenziata, prevedendo che il trasferimento di singole funzioni alle regioni siano legate alle specificità territoriali e che non ci siano più intese tra singole Regioni e Governo, che la Regione interessata possa fornire un parere e che spetti poi al Parlamento decidere se e come legiferare in merito. Prevista, inoltre, la possibilità, adesso non contemplata, di ricorrere al referendum e sanare così un vulnus alla sovranità popolare. 

La proposta di legge prevede che la scuola torni a essere competenza legislativa esclusiva dello Stato,  mentre rimarrebbe concorrente l’assistenza e l’edilizia scolastica e anche l’istruzione professionale. “Le decisioni fondamentali che riguardano la scuola pubblica devono essere prese dallo Stato” – ha rimarcato Volpi, che ha concluso il suo intervento con lo slogan ‘una scuola più giusta e meno diseguale per un Paese più civile’.

Per firmare online la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare “Modifica dell’articolo 116 comma 3 della Costituzione, concernente il riconoscimento alle Regioni di forme e condizioni particolari di autonomia, e dell’art. 117, commi 1, 2 e 3, con l’introduzione di una clausola di supremazia della legge statale, e lo spostamento di alcune materie di potestà legislativa concorrente alla potestà legislativa esclusiva dello Stato”, è sufficiente collegarsi al link https://raccoltafirme.cloud/app/user.html?codice=CDC muniti di SPID.

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Anno di formazione e prova per i neo assunti in ruolo, pubblicata la circolare

La nota fa riferimento al decreto ministeriale n. 226 del 16 agosto 2022 

orologio-formazione29-e1493692664459Pubblicata la circolare riguardante l’anno di formazione e prova per i docenti neo assunti in ruolo. La nota fa riferimento al DM n. 226 del 16 agosto 2022 che detta le modalità di svolgimento del test finale, le procedure e i criteri di valutazione del personale docente in periodo di prova.

Il percorso formativo è articolato in quatto fasi: incontri propedeutici e di restituzione finale; laboratori formativi; peer to peer e osservazione in classe; formazione on line.

Il percorso ha una durata di 50 ore di impegno complessivo.

Autonomia differenziata, al via raccolta firme per legge costituzionale di iniziativa popolare

In difesa del carattere unitario e nazionale del sistema pubblico di istruzione. Firme online e ai banchetti

Autonomia differenziata, al via la raccolta firme per la per la PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE DI INIZIATIVA POPOLARE “Modifica dell’articolo 116 comma 3 della Costituzione, concernente il riconoscimento alle Regioni di forme e condizioni particolari di autonomia, e dell’art. 117, commi 1, 2 e 3, con l’introduzione di una clausola di supremazia della legge statale, e lo spostamento di alcune materie di potestà legislativa concorrente alla potestà legislativa esclusiva dello Stato”.  

Siamo contrari al disegno di “autonomia differenziata”, inizialmente avanzato dalle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e rilanciato dalla attuale maggioranza di governo. Tale progetto, invece di consolidare il carattere unitario e nazionale del sistema pubblico di istruzione, rafforzando la capacità di risposta dello Stato di cui si è avvertita l’estrema necessità durante la recente pandemia, ripropone un’ulteriore frammentazione degli interventi indebolendo l’unità del Paese, col rischio di aumentare le disuguaglianze senza garantire la tutela dei diritti per tutti i cittadini e ampliando i divari territoriali.

Tra le bozze già circolanti, leggiamo che si vuole costruire un organico regionale del personale scolastico, si vogliono bandire concorsi regionali, si vuole regionalizzare da subito la Dirigenza scolastica, si vogliono costruire contratti regionali e si vogliono differenziare gli stipendi su base territoriale intervenendo sulla mobilità, sottraendo la materia alla negoziazione sindacale. Si potranno avere docenti regionali e programmi differenziati. Le Regioni potranno fissare ogni anno il fabbisogno occupazionale e di conseguenza indire bandi locali e assumere direttamente il personale scolastico, che sarà dipendente delle Regioni e non dello Stato. A partire dai docenti neoassunti, che potranno diventare automaticamente dipendenti regionali, gli altri saranno incentivati al trasferimento da un aumento di stipendio che potrà essere realizzato grazie all’aumento delle risorse a disposizione delle Regioni, come previsto dai progetti regionalisti.

La campagna, presentata in conferenza stampa lo scorso 9 novembre insieme al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, prevede la possibilità di partecipare alla sottoscrizione attraverso il link https://raccoltafirme.cloud/app/user.html?codice=CDC, un applicativo web, erogato come servizio cloud, che consente l’uso universale della firma elettronica qualificata per firmare la richiesta di indizione di un referendum o di una legge di iniziativa popolare. Tre i canali di firma disponibili: SPID, AUTONOMA, TRUSTPRO (per ragioni di semplicità operativa si raccomanda di scegliere SPID).

Oltre alla modalità on line, sarà possibile firmare la proposta anche tramite modulo cartaceo, con successiva certificazione della firma da parte di un pubblico ufficiale del comune di residenza del sottoscrittore.

L’obiettivo di 50.000 firme (ma per maggiore sicurezza ne servono 60.000), da depositare in Parlamento, deve necessariamente essere raggiunto nell’arco di 6 mesi.

Allegati

CCNL 2019-2021, tutte le cifre degli aumenti in busta paga

Schede di sintesi dei principali aspetti relativi al trattamento economico per docenti e personale ATA

L’ipotesi di CCNL 2019-2021sui principali aspetti del trattamento economico del personale del comparto Istruzione e Ricerca, sottoscritta lo scorso 11 novembre dopo l’accordo politico siglato il giorno precedente tra il ministro Valditara e i sindacati rappresentativi, prevede l’anticipo del 95% delle risorse disponibili:

  • 2,21 miliardi per gli aumenti contrattuali e gli arretrati
  • 89 milioni per la retribuzione professionale dei docenti
  • 100 milioni una tantum stanziati dal nuovo governo destinati alla componente fissa della retribuzione accessoria per l’anno 2022.

 Tutte le schede di sintesi con le tabelle relative agli aumenti previsti per docenti e personale ATA.
   

Siglato all’Aran il contratto scuola per la parte economica

Di Meglio: “Adesso tratteremo sulla parte normativa dove, tra l’altro, bisogna intervenire sui vincoli alla mobilità e sui diritti dei lavoratori precari”

“È positivo che tutti coloro che lavorano nel comparto ricevano un sostanzioso acconto sulla parte economica. Adesso continuiamo a trattare sulla parte normativa dove tra le varie questioni bisogna intervenire sui vincoli alla mobilità e sui diritti dei lavoratori precari. Sono già tantissime le sentenze che stabiliscono un’equiparazione di trattamento con il personale assunto a tempo indeterminato e quindi dal contratto devono essere eliminate tutte le norme discriminatorie”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, commenta la firma della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 avvenuta oggi all’Aran dopo l’accordo politico raggiunto ieri con il ministro Valditara.

Allegati

CCNL, firmato accordo politico con ministro Valditara

Domani la sigla all’Aran della parte economica del contratto Istruzione e Ricerca

Si è concluso con la firma di un accordo politico, cui farà seguito domani alle 14.00 l’incontro all’Aran per la firma definitiva della parte economica del contratto Istruzione e Ricerca.

L’incontro di oggi tra sindacati e ministro – commentano i segretari generali di categoria – segna una svolta decisiva nel confronto fra le parti per il rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca. L’accordo prevede una prima sequenza contrattuale di natura economica, da definire nella giornata di domani con l’utilizzo delle risorse disponibili, finalizzato a liquidare entro dicembre gli arretrati maturati nel corso del triennio di vigenza contrattuale e a corrispondere una prima tranche di aumento alle retribuzioni del personale.

È invece da mettere in collegamento con l’iter della Legge di Bilancio e con l’impegno del ministro a reperire risorse aggiuntive, la ulteriore sequenza contrattuale a completamento della parte economica del contratto, che garantirà alla categoria ulteriori 300 milioni in più nella parte di retribuzione fissa.

Un contributo importante alla conclusione del confronto è venuto anche dallo stanziamento di un ulteriore budget di 100 milioni di euro (una tantum) che saranno resi disponibili con un decreto legge in corso di approvazione nella seduta odierna del Consiglio dei Ministri. Secondo l’intesa, il negoziato prosegue sulla parte normativa, libero dall’urgenza della definizione della parte economica imposta dalle contingenze derivanti dall’aumento del costo della vita.
Arretrati e incrementi concordati saranno corrisposti, con procedura straordinaria, a dicembre a tutto il personale del comparto.

È stato fatto un grande lavoro, superando le difficoltà che si stavano registrando proprio sulla partita delle risorse a partire dall’utilizzo dei 300 milioni, prima dirottati sui fondi MOF – sottolineano i segretari di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams – e oggi nella piena disponibilità del personale.

Domani la firma di un contratto che certamente rappresenta un passo avanti nella direzione giusta.

Roma, 10 novembre